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  • FEDERICA ISACCO GRASSI

DENTRO LE MURA DI CASA: prigione o vacanza?



"Il virus è democratico" hanno ripetuto.

Tutti siamo obbligati a rimanere a casa.

Ognuno di noi vive questa condizione forzata in modo differente e la stessa persona può cambiare il suo vissuto con lo scorrere del tempo.


Molti dicono di essere stati euforici la prima settimana di stop, in particolare gli studenti che si sono trovati eccezionalmente a casa da scuola dopo i giorni di festa del carnevale. "Una settimana di vacanza extra. Evviva!".

Poi, piano piano, le emozioni sono mutate, sono passate alla noia di una routine quotidiana sempre identica, la tristezza, l'impotenza, la rabbia di non poter vedere gli amici e uscire a divertirsi, che fosse la colazione al solito bar, la piadina dopo la scuola o il pranzo di lavoro con i colleghi, l'aperitivo, la cena, la discoteca.

Gli sportivi soffrono l'astinenza da endorfine, quella sensazione di stanchezza, ma al tempo stesso di corpo energico che l'attività fisica ti sa dare.


Eppure molte persone trovano "comodo" questo stile di vita: nessuno (o quasi) orario prestabilito, nessuno (o quasi) impegno, nessuna fretta, nessun ritardo. Il tempo è dilatato e libero. Per alcuni stare a casa, con telefono, computer, televisione è una "vita da pascià".

Per altri, invece, non è facile vivere questo nuovo assetto, adeguarsi a questa nuova velocità. Soprattutto per le persone che avevano una vita frenetica, piena, organizzata al minuto, con tutti gli impegni "ad incastro", sempre accelerata. Una folle rincorsa che ora é stata costretta a rallentare, quasi a fermarsi.

Queste persone sentono la mancanza feroce di quella vita tanto impegnativa e stancante, che a volte li faceva arrabbiare, ma mai crollare e che nonostante ciò era insostituibile.

E dopo? Quando la situazione d'emergenza sanitaria sarà rientrata come rientreremo noi? Ci si ributterà a capofitto nella propria precedente vita senza sosta oppure avremo maturato delle consapevolezze che ci porteranno a vivere ad un ritmo diverso?

Forse sono solo riflessioni lungimiranti che trovano il tempo che trovano, un pensiero anticipatorio senza senso dato che il domani è imprevedibile.

Spesso il nostro indomabile narcisismo ci porta a scordarci i nostri umani limiti e le nostre naturali fragilità e a proiettarci in un futuro sconfinato e illusorio. Ciò che è importante è vivere appieno nel presente, anche se comporta dolori e limitazioni. Tavolta è una sfida audace riuscire a restare stare nel qui ed ora, ma è ciò che ci è umanamente dato.

Perché anche questo è vivere, un tempo diverso (e non perso), una vita diversa, una vita extra-ordinaria ma pur sempre vita.



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