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  • FEDERICA ISACCO GRASSI

POTERSI DIRE ADDIO: una fase indispensabile del processo di Elaborazione del Lutto



Penso... Penso continuamente... Penso a queste settimane difficili che stiamo vivendo, alla tempesta emotiva che stiamo attraversando.


Oggi penso soprattutto alle persone che se ne sono andate, a chi non potrà più vivere questa vita talvolta complicata, ma straordinaria.


Qualche giorno fa un'ambulanza è arrivata silenziosa davanti alla casa di fronte alla mia. Uomini bardati dalla testa ai piedi, come astronauti in missione spaziale, hanno portato via su una barella una signora anziana. Il marito, con la mascherina sul volto, seguiva i loro movimenti con in mano delle carte, forse non consapevole - ma come lo si può essere? - che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto la moglie. Dentro di me, mentre osservavo la scena dal balcone, una voce urlava: SALUTALA!


Siamo uomini, esseri dotati di razionalità. Tutti sappiamo che la MORTE fa paradossalmente parte della VITA. È la sua fine. Ma questa consapevolezza non ci esime dal sentire il dolore, la rabbia, la paura quando tocca a una persona cara.

In questo momento queste emozioni invadenti e talvolta soffocanti possono essere solo ACCOLTE e ASCOLTATE nella solitudine delle proprie case. Nessuna veglia. Nessun funerale. Nessuno di quei riti così dolorosi eppur così necessari per elaborare il distacco e la perdita. Ciascuna persona "rimasta" resta sola con il suo VUOTO, un buio freddo e sordo che non può essere riempito da parole di conforto ed illuminato da sguardi rassicuranti e abbracci di sostegno, quei gesti e contatti che scaldano l'anima, che anche solo per poco alleviano il blocco di ghiaccio che si deposita sul cuore.


Ricordo il giorno del funerale della mia nonna. Ognuno di noi, in sacro silenzio, camminava a piccoli passi dietro al feretro che procedeva lentamente lungo il viale del cimitero verso la tomba di famiglia. Ciascuno tratteneva quasi gelosamente i suoi pensieri, le sue emozioni e se li "godeva" nella solitudine di quel momento, nel silenzio che ha il gusto del rispetto e dell'intimità. Durante la sepoltura eravamo tutti in cerchio intorno alla nonna. Sono attimi importanti; permettono di SALUTARSI, di trattenere nel cuore i ricordi più belli e mettere sotto terra il dolore.


Dopo il funerale tutti noi familiari siamo andati a pranzo e abbiamo ricordato vari aneddoti della nonna, elencato le sue qualità, i suoi valori, i suoi insegnamenti, riguardato qualche sua fotografia. Abbiamo riso e pianto. Sì, abbiamo anche riso di lei, con lei. Perché si può anche ridere dopo la morte.


C'è un tempo, il TEMPO DEL LUTTO, che deve essere vissuto. Per salutarsi, per LASCIARE ANDARE e TRATTENERE allo stesso tempo la persona che ci ha lasciato, come un setaccio, un filtro che ti permette di elaborare meglio la separazione.

In questa particolare fase storica, il tempo viene vissuto in un modo diverso, un “modo solitario" che lascerà segni indelebili nelle persone rimaste. Ci sono Lutti Complicati proprio perché l'elaborazione della perdita non può seguire il suo naturale percorso. Forse, questo processo, potrà avvenire solo quando la tragica e sconcertante situazione sarà risolta e si rientrerà nel ritmo normale della vita.

Certo è che gli uomini sono fragili e forti allo stesso tempo e ciascuno, a proprio modo, fa e farà del suo meglio per affrontare il difficile distacco.

Stare nel dolore non vuol dire essere deboli, ma significa anche concedersi la sana e salvifica possibilità di andare avanti a vivere.

Prendetevi un tempo e uno spazio, che sia oggi o domani, che sia da soli o con il supporto della famiglia o di uno psicoterapeuta, per poter dire addio ai vostri cari: buon viaggio e che la terra vi sia lieve.


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